Referendum Trivelle: I Preziosi consigli mainstream da non seguire

Quando qualcuno offre un consiglio, e questo consiglio si rivela poi sbagliato, nessuno se la prende più di tanto. Ma quando questa persona continua a dare anche il secondo, il terzo e il quarto consiglio sbagliato, come minimo, la sua credibilità diminuisce.

Applicando la stessa logica al referendum sulle concessioni delle perforazioni in mare entro le 12 miglia marine ricordiamo un pò di eventi a caso:

Ad esempio quando l’11 settembre due aerei fecero crollare 3 grattacieli a New York? Il governo USA cercava un colpevole. Invasero l’Iraq nonostante Saddam Hussein dichiarò di non entrarci nulla con quegli attentati con la scusa delle armi di distruzione di massa paventate dalla finta boccetta di antrace di Colin Powell alle Nazioni Unite, poi chiaramente mai realmente trovate. L’Italia si unì alla coalizione “democratica”

L’ISIS nacque da quei disordini.

E ricordate quando la Libia era una nazione in pace, ricca e prospera con un governo stabile e confini sicuri? Un bel giorno l’allegra combriccola internazionale decise per far piacere a qualche potente amico e deporre Gheddafi. Si iniziò inviando mercenari, sobillando la popolazione contro il Governo libico, dietro la bandiera della “rivoluzione buona” della “primavera araba”, il nostro Governo appoggiò la no-fly zone permettendo ai ribelli filo occidentali di scorrazzare liberamente in Libia. Napolitano stesso spinse verso questa soluzione. http://www.corriere.it/politica/11_aprile_26/napolitano-libia-frattini_a17bffc4-6fea-11e0-9dd7-595a41612a44.shtmlil tutto mentre i media mainstream occidentali demonizzavano il Rais.

Oggi ci ritroviamo l’ISIS alle porte grazie a questa scelta scellerata, e con i giacimenti dell’ENI potenzialmente a rischio da parte di attacchi del califfato.

Ricordate quando ci imposero il governo Monti nel 2011? Napolitano lo voleva a tutti i costi, È necessario dicevano, il debito è troppo alto raccontavano. Ci siamo ritrovati con un debito pubblico lievitato dal 120% al 132%, una disoccupazione aumentata dal 7,7% al 12,4% senza parlare di quella giovanile. E una valanga di suicidi.

E ricordate quanto Romano Prodi nel 1999 diceva,

Con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più.[1]

Quando già all’epoca si conoscevano molto bene gli effetti negativi del cambio fisso su economie basate su monete leggere come quella italiana. Chi osava dire il contrario era escluso dal dibattito. Nel 2007 la crisi dei mutui americani diede la spallata al già traballante carrozzone europeo facendo entrare il vecchio continente in una delle crisi economiche più lunghe mai registrate.

Ora, le cose sono due, o i consigli del governo o dei portavoce dei poteri forti portano sfiga, oppure c’è della malafede di fondo, e in realtà i risultati ottenuti in medio oriente, come con l’economia italiana, sono tutt’altro che non voluti.

Domani Domenica 17 aprile si voterà per non rinnovare le concessioni alle trivellazioni in mare entro le 12 miglia dalla costa italiana.  E indovinate un po’ cosa ci consiglia il governo? Di NON votare, o se proprio si vuole, di votare NO.

E via con il coro tra Renzi, Napolitano e giornalisti servili di tutta Italia a spingere sull’astensione.

Ora, seguendo un ragionamento logico lineare secondo il quale facendo il contrario di quello che dicono i governi si va tranquilli verso la scelta giusta, dovremmo tutti andare a votare in massa SI.

Ma noi siamo razionatici, abbiamo bisogno di informarci almeno un po’, perciò vediamo perché votare SI.

Le piattaforme soggette a referendum oggi producono il 27% del totale del gas e il 9% del greggio estratti in Italia (il petrolio viene estratto nell’ambito di 4 concessioni dislocate tra Adriatico centrale – di fronte a Marche e Abruzzo – e nel Canale di Sicilia). La loro produzione nel 2015 è stata di 542.881 tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di Smc (Metri cubi Standard) di gas.
I consumi di petrolio in Italia nel 2014 sono stati di circa 57,3 milioni di tonnellate, quindi l’incidenza della produzione delle piattaforme a mare entro le 12 miglia è stata di meno dell’1% rispetto al fabbisogno nazionale (0,95%).

In caso di vittoria del SI, le trivelle già in concessione continuerebbero ad operare fino a scadenza contratto. Andrebbero a terminare la vita utile della piattaforma da qui a 20 anni, le prime inizieranno a cessare le operazioni nel 2018. Le compagnie avrebbero quindi tutto il tempo di sfruttare i giacimenti rimasti, ma con un grande svantaggio che è quello di non poter utilizzare le franchigie sulle royalties.

Le royalties in Italia sono pari solo al 10% per il gas e al 7% per il petrolio in mare. Ma ci sono giacimenti che non versano queste tasse perché ci sono delle franchigie che valgono per le prime 20mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente su terraferma, per le prime 50mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, per i primi 25 milioni di mc di gas estratti in terra e per i primi 80 milioni di mc in mare. In questi casi per le compagnie di estrazione è tutto gratis. Nel 2015 su un totale di 26 concessioni produttive solo 5 di quelle a gas e 4 a petrolio, hanno pagato le royalties. Tutte le altre hanno estratto quantitativi tali da rimanere sotto la franchigia e quindi non hanno versato nulla a Stato, Regioni e Comuni.

Un SI al referendum costringerebbe le compagnie petrolifere ad estrarre a pieno regime per via del minor tempo a disposizione, e a pagare quindi più tasse.

I giornali, i media e il governo ci dicono di non votare, ci dicono che questo referendum è su una questione “troppo tecnica”, ci dissuadono e minano la nostra determinazione, dividono gli elettori separandoli tra esperti e profani, tra Val d’Aostani e Pugliesi direttamente interessati dal referendum, come se fossimo una nazione divisa, ma dietro tutto questo ci sono le lobby e i loro interessi, e in fondo, l’incessante desiderio da parte del potere di controllare il popolo, di poterlo sempre e comunque anestetizzare e vaccinare contro qualsiasi rigurgito di dignità. Questo referendum ha una importanza sociale, è un indicatore sul grado di risveglio delle masse. E anche se (come probabilmente accadrà) non verrà raggiunto il quorum, un affluenza importante sarà comunque sintomo di tempi che cambiano in meglio.

Buon weekend Razionatico a tutti

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