Adidas lo ignora, ma il video diventa virale

E’ il 15 dicembre 2016 quando Eugen Merher, studente della Filmakademie Baden-Württemberg, pubblica su Youtube il suo corto di un minuto e quaranta secondi.

Ad oggi, il video conta quasi 6 milioni di visualizzazioni, e di sicuro possiamo dire che il pubblico abbia apprezzato il messaggio trasmesso dalla piccola opera. Messaggio che però, ora, rischia di ritorcersi contro l’azienda stessa dal momento che è stato trasmesso attraverso canali non collegati ad essa, come l’Huffington Post, dove lo stesso Merher si dice:

“We tried sending it to [Adidas’] communications department but they didn’t really react,”

Dietro al rifiuto è possibile vedere solo una svista di un impiegato, o un incompatibilità di alcuni valori intrinseci trasmessi dal video (Viene dato molto peso allo spirito dello sport in sè piuttosto che all’acquisto di nuovi gadget) ma tentiamo un analisi diversa:

Dal punto di vista di un sistema basato fondamentalmente sulla sua capacità di sedare il popolo, trattenerlo nella sua gabbia, costringerlo all’ubbidienza attraverso bugie, inganni e raffinate manipolazioni, lo spot rappresenta uno specchio su cui riflettersi. Non è detto che l’autore ne fosse consapevole, ma di certo il messaggio comunica un autentico senso di libertà che va oltre il banale acquisto di nuove scarpette. E’ la libertà dell’anima che riesce a rompere i cancelli del suo carcere solo dopo ripetuti tentativi. E’ la libertà della mente, che si ostina a non piegarsi all’oppressione del sistema. E’ la libertà del pensiero che continua a sognare e a vivere il bello delle proprie passioni.

Tutto questo non è in sintonia con ciò che i media cercano di comunicare.

Di sicuro è anche possibile che sia stata la stessa Adidas a intraprendere questa campagna pubblicitaria alternativa proprio per l’incompatibilità del messaggio sui media tradizionali.

Media che veicolano egocentrismo, senso di superiorità, Individualismo spinto fino al ridicolo. Gli spot di integratori alimentari per ragazzi dalla dubbia efficacia scientifica ne sono un esempio dall’enorme ritorno economico:

Il “proprio” bambino è più importante di tutti gli altri, merita una protezione maggiore, per cui mi affido a PaperiTotal perchè sono un bravo genitore.

In un altro spot, il bambino e la mamma dopo essersi presi il loro fantastico farmaco fanno educatissime smorfie sul tram ad un signore davanti a loro, reo di starnutire. (Magari gliel’avevano trasmessa proprio loro 2 giorni prima sullo stesso tram, ma che importa la logica è un opinione dalle nostre parti). Perchè se compri l’integratore vuoi il meglio per il tuo bimbo, altrimenti bho. Lo lasci in balia degli untori: Il nulla cosmico.

Uno spot può essere bello oggi, come qualsiasi altro contenuto per le masse, ma non può essere illuminante, nè intellettualmente appagante. Così abbiamo spot come quelli della TIM, che il connubio della musica di Parov Stelar con il movimento di uomini e donne che danzano a ritmo fanno apparire spettacolari

ma in fin dei conti perfettamente vuoti.

 

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