#ComeToTheDuckSide L’inizio della fine per GOOGLE?

Periodicamente google chiede agli utenti di accettare le norme sulla privacy, ora perché vengono modificate, ora perché vengono richieste semplici conferme alle autorizzazioni già date, spesso però questo sistema ha la falla di imbattersi spesso in utenti che autorizzano google più per evitare di perdere tempo che per essere realmente d’accordo con l’operato del motore di ricerca. L’azienda di mountainview fa la sua fortuna grazie alla collezione dei dati personali, delle ricerche e delle abitudini di vita dei suoi utenti, memorizzando posizione, codice IMEI dei dispositivi mobili e dei computer e acquisti effettuati in rete. Queste informazioni vengono elaborate, processate e vendute agli inserzionisti.

Purtroppo tentando di utilizzare motori alternativi, si rimane spesso delusi dalle performance scadenti della concorrenza a basso budget, ma l’alternativa c’è.

E’ DuckDuckGo.com, motore di ricerca suggerito anche da Tor, un famoso browser per l’anonimato in rete basato su Firefox. Nell’agosto 2010 infatti DuckDuckGo ha introdotto un indirizzo nascosto con un nodo di uscita per la ricerca anonima attraverso Tor. Questo consente di restare anonimi smistando il traffico attraverso una serie di relay criptati.

Utilizzando il nuovo motore quasi non si sente la differenza con Google, si riesce a trovare tutto, l’indicizzazione è ben fatta e i risultati arrivano senza dover fare salti mortali come avveniva con motori meno performanti. Il tutto però senza lo svantaggio di essere tracciati

DuckDuckGo fu fondato da Gabriel Weinberg, un imprenditore la cui ultima attività imprenditoriale, The Names Database, fu acquisita da United Online nel 2006 per 10 milioni di $. Il motore di ricerca è scritto in Perl e lavora su nginx e FreeBSD. Weinberg è anche un angel investor.

I risultati di DuckDuckGo nascono da una combinazione di varie fonti, incluse DuckDuckBot (il proprio crawler), Yahoo! Search BOSS, Bing e Yandex

DuckDuckGo è, almeno dichiaratamente, un motore di ricerca che mette in primo piano la privacy e per farlo non memorizza alcun indirizzo IP, non registra informazioni sull’utente, usa i cookie solo quando strettamente necessario (per le impostazioni), libera l’utente dalla bolla di filtraggio e dal tracciamento. I suoi introiti provengono da:

  1. Donazioni attraverso siti come Flattr. (see this topic)
  2. Affiliazioni con Amazon Associates e ebay(see this topic and this topic)
  3. Uso di una sidebar pubblicitaria di 85×85 (see this and this)

Sono diversi anni ormai che nascono motori di ricerca alternativi. Non ci resta che aspettare, e vedere se la maggiore consapevolezza degli utenti riuscirà forse a ridimensionare lo strapotere di Google nei prossimi anni.

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